vivere
Stasera a lavoro, parlando con un mio collega, è uscito l'argomento stipendi, turni di lavoro, lauree interminabili, e rinunce alla quale la nostra generazione è spesso costretta a sottoporsi per pagare un affitto. Ad un certo punto lui mi ha detto "da quando ho fatto l'incidente, la mia mentalità è completamente cambiata. Mi sono deciso a mettermi davanti e avere più tempo per vivere".
Quella frase mi ha colpita particolarmente e, tornando a casa, mi è sorta spontanea una domanda: perchè abbiamo così spesso bisogno che ci accada qualcosa di negativo/impattante per renderci conto che abbiamo una sola vita? perchè aspettiamo che qualcosa ci scuota profondamente prima di decidere di cambiare? e soprattutto, per chi stiamo vivendo?
Forse le sue parole mi hanno toccato così tanto perchè anche a me, come a molti miei conoscenti, è servito attraversare un periodo difficile per riprendere in mano il mio percorso e capire che non potevo continuare a sprecare energie e tempo per assecondare le aspettative e le opinioni altrui. Mi chiedo però perchè così spesso abbiamo bisogno di arrivare al limite per cambiare rotta. Perchè non riusciamo a sviluppare questa consapevolezza semplicemente crescendo e imparando a conoscere noi stessi?
Spesso viviamo a inerzia: routine che si ripetono, ricominciano ogni giorno, e il tempo passa...ma quanto spesso ci fermiamo davvero a chiederci se la vita che stiamo conduecendo è quella che desideriamo? se ci riconosciamo ancora nelle scelte che prendiamo, le persone con cui stiamo, il lavoro che conduciamo...o semplicemente stiamo seguendo una strada perchè è quella che ci hanno insegnato a percorrere. A volte abbiamo bisogno che qualcosa si rompa, per capire che non funzionava già da tempo.
Da quando sono tornata a casa (ormai 7 mesi), più che intorno a me, dentro di me è cambiato tanto. Non ho più la stessa paura del fallimento. Una delle trasformazioni più grandi che ho riconosciuto è stata la mia attitudine nei confronti della vita. Mi basta pensare agli esami che ho recentemente dovuto affrontare per poter entrare all'università. Se li avessi sostenuti due anni fa, probabilmente sarei finita per sminuirmi, piangere e lamentarmi. Questa volta invece ho affrontato tutto con fiducia, cercando di respirare anche nell'incertezza. Perchè, indipendentemente dal risultato, sapevo che la mia vita non sarebbe finita. Forse viaggiare mi ha insegnato proprio questo: se una cosa non va come avevi immaginato, non significa che la tua strada sia finita. Quando viaggi, sei lontano da ciò che conosci e devi imparare a cambiare programmi, fidandoti di te stesso/a. E forse con il tempo, inizi a comprendere che lo stesso vale per la vita.
Tornando alle parole del mio collega e a quello che ho vissuto ultimamente, mi sono chiesta perchè sembra che aspettiamo che la vita ci tolga qualcosa per riconoscere il valore di ciò che abbiamo? forse la risposta è che gli esseri umani hanno biologicamente bisogno di attraversare momenti difficili per sviluppare una maggiore consapevolezza. Il dolore ci costringe a fermarci, a mettere in discussione le nostre certezze e a guardarci dentro. Ma è davvero necessario arrivare a soffrire per iniziare ad ascoltarci? Non potremmo scegliere di rallentare prima che sia la vita a costringerci a farlo? Se non possiamo evitare le esperienze dolorose, possiamo imparare a non rimandare continuamente a ciò che conta per noi.
Se la vita è una sola, cosa aspettiamo prima di viverla davvero? da dove nasce questa paura di fallire, dichiararsi, prendere una strada diversa...perchè scegliamo la sicurezza prima della felicità? Non sto dicendo che dovremmo abbandonare ogni responsabilità o agire senza pensare alle conseguenze, ma credo che dovremmo imparare a vivere con un po' più di coraggio, dando tutto ciò che possiamo quando qualcosa conta davvero, anche quando non abbiamo la certezza che funzionerà. Forse il punto non è vivere ogni giorno come fosse l'ultimo, ma vivere in modo da non arrivare alla fine con la sensazione di non aver mai scelto davvero per noi stessi. Non aspettare un evento straordinario per renderci conto che la vita merita di essere vissuta con presenza. Non aspettare il momento giusto, imparare a fidarci anche quando non si sa come sarà il finale. Forse non possiamo evitare tutte le sofferenze che la vita ci riserva, ma possiamo provare a non aspettare che sia il dolore a insegnarci tutto.
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