E se rallentare fosse già un viaggio?


 Siamo quasi alla fine dell'anno e, guardandomi indietro, vedo il viaggio incredibile che ho fatto: Australia, Bali, Barcellona. Tre capitoli che qualche anno fa non avrei nemmeno osato immaginare. 

Eppure, dopo sei mesi in Australia, ho deciso di tornare a casa. È buffo, perchè ero convinta che lì ci avrei vissuto. 

Un mese dopo ero già di nuovo in viaggio, questa volta verso Barcellona. Un'esperienza unica: lezioni di yoga in spiaggia, connessioni nuove che mi hanno arricchita, l'incontro con la mia mentore e la posiibilità di assisterla nelle sue lezioni. Ma anche in mezzo a tutte queste novità, cresceva in me un sentimento costante: l'ansia di dover ripartire. Di dover avere sempre un prossimo luogo, una nuova avventura, un altro timbro sul passaporto. Ogni giorno avevo in mente una meta diversa. Finché mi sono fermata davvero e mi sono chiesta: 
"Se partissi adesso, perché lo farei? per una vacanza? per dimostrare qualcosa? perché mi sono cucita addosso un'etichetta? 

Viviamo immersi in un mondo che non smette di mostarrci vite altrui: trekking in Guatemala, volontariato in Costa Rica, snorkelling nelle Filippine..Ogni volta che spegnevo il telefono sentivo un vuoto: come se stessi sprecando i miei vent'anni. "Non posso fermarmi", mi ripetevo. "A vent'anni devo vivere al massimo". 
Ma cosa significa vivere al massimo? Per alcuni è uscire ogni weekend, per altri viaggiare senza sosta, per altri ancora concedersi un giorno di totale inattività. 

Mi sono presa del tempo. Ho parlato con persone vere (non con uno schermo), ho ascoltato opinioni, esperienze, fragilità. E ho capito che non ero sola: quell'ansia di dimostrare...la sentiamo tutti. Ma a chi stiamo dimostrando cosa? E soprattutto: chi se ne accorge davvero, se non noi? 
Ho realizzato che stavo smarrendo quella lentezza che avevo tanto amato in Australia. Il ritmo morbido, le pause pranzo in spiaggia, i tramonti senza fretta. La vita che ti permette di essere, non solo di fare. 
Qui invece tutto corre. E quando tutto corre, anche tu inizi a correre senza chiederti dove stai andnando. 
In questi mesi ho capito una cosa che voglio portare con me nel nuovo anno: Il viaggio non è solo movimento, è intenzione. 

Viaggire per fuggire, per curarsi, per respirare, va bene. Viaggiare per collezionare prove del proprio valore...non porta da nessuna parte. 
Mi sono ricordata che la routine può essere sacra. Che avere un luogo dove tornare è ricchezza. Che fermarsi non significa perdere il treno. Anzi, spesso è il modo migliore per capire qual'è quello giusto da prendere. 
E guardandomi indietro, alle versioni di me quest'anno, alle città visitate, al colori dei cieli e delle stelle, mi accorgo che non ho perso nulla. Ho solo cambiato binario più volte. Forse non ho mai perso nessun treno, forse stavo semplicemente imparando a godermi il viaggio♡


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